Che succede all’A.S. Roma?

Nove punti su otto partite giocate, dodici gol subiti, che fanno di quella capitolina la terza peggior difesa del campionato, solo sette realizzati da quello che è il quart’ultimo attacco della serie A, un preoccupante +2 sulle ultime squadre in classifica: sono questi i numeri dell’A.S. Roma (si avete letto bene) la stessa squadra in grado di arrivare un punto sotto la schiacciasassi Inter di Mourinho della passata stagione.
Difficile spiegare quest’avvio di stagione da incubo per i giallorossi, il peggiore dalla stagione 1994-1995, ovvero dall’istituzione dei 3 punti per ogni vittoria; eppure in Agosto la situazione sembrava rosea: dopo tanti anni di difficoltà societaria caratterizzati dalla campagna acquisti attiva solo in uscita e dal tesseramento limitato a calciatori a presi paramentro zero, l’acquisto di Borriello – costato ben 15 milioni e strappato alla Juve – sembrava l’inversione di tendenza tanto atteso dai tifosi capitolini, ed invece ha alterato gli equilibri tattici e di spogliatoio formatisi nel corso delle gestioni di Spalletti e Ranieri, al punto da rendere irriconoscibile la squadra delle passate stagioni; lo spumeggiante gioco della scorsa annata non si è mai visto, e in molti hanno motivato questa involuzione con la deficitaria preparazione atletica, ipotesi plausibile che ha trovato credito anche nei palazzi societari, tanto da richiamare a Trigoria il precedente preparatore, fedelissimo di Spalletti.
Tuttavia non possono essere solamente atletici le motivazioni di questa grottesca involuzione: mister Ranieri ha schierato la squadra con il modulo 4-4-2, con il quale si trova storicamente molto a suo agio,sebbene la rosa sia palesemente inadeguata a tale disposizione, non ricevendone i benefici sperati. Sono stati, infatti, impiegati come ali di centrocampo nell’ordine: Taddei, Perrotta, Riise, Vucinic, Cicinho e Menez, ovvero ben 6 giocatori per due ruoli, senza mai schierare la stessa formazione per due partite consecutive, complici, a onor del vero, anche i numerosi infortuni.
Questa innaturale alternanza è segnale di chiarissima confusione tattica, vista la grande differenza delle caratteristiche personali di ogni elemento chiamato ad interpretale il ruolo di cursore di fascia: ovviamente l’intera squadra ne ha risentito, risultando molto squilibrata in ogni reparto.
Come se non bastasse, anche la gestione dei singoli di Ranieri viene aspramente criticata nelle radio private della capitale, vero termometro del pensiero pallonaro cittadino. Totti viene sistematicamente sostituito in ogni partita, e proprio lui che dovrebbe essere l’arma in più giallorossa è ancora a secco in questa stagione, e a Roma, città dove la pressione esterna è a tratti insostenibile, quest’avversione nei confronti dell’ottavo Re è sicuramente mal digerita. Oltre alla gestione del numero 10, desta preoccupazione anche la situazione di Vucinic, costretto a giocare a Parma da esterno di centrocampo con compiti difensivi, con il risultato che si è intestardito nel cercare ripetutamente serpentine e tiri improbabili finchè non è stato sostituito, appena 5 minuti dopo che le squadre erano rientrate dall’intervallo; Totti invece è addirittura rimasto nelle docce, colpevole di una prestazione scialba, in cui i colpi di tacco finiti in fallo laterale hanno esasperato chiunque stesse vedendo quella partita; il fatto che due campioni di questa caratura giochino per sé e non per la squadra deve far riflettere, in primis Claudio Ranieri, che in caso di scivoloni nella decisiva trasferta di Champions a Basilea o nel derby 3 giorni dopo potrebbe anche essere esonerato dal suo compito.

 

via pianetalecce.it

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