Serie A 2010/11, guida tascabile all’uso

Finalmente dopo la sosta più odiata dai tifosi, riparte la serie A, interrompendo l’astinenza dei calciofili che durava dal gol sudafricano di Iniesta; aperitivo poco succulento i tornei amichevoli estivi e i turni preliminari di accesso alle coppe, quando le squadre ancora a ranghi incompleti e si sfidavano nel disinteresse della gente, attenta più all’abbronzatura che all’evoluzione del trofeo Tim. Giustamente verrebbe da dire. Poi, dopo aver odorato l’essenza della neonata stagione il 29 Agosto, ci ha pensato la nuova Italia di Prandelli a staccare l’ossigeno a chi senza campionato proprio non può stare.
Molte cose sono cambiate durante l’estate, la nuova annata arriva a Settembre scombussolata dalla vendita dei diritti televisivi alle emittenti cinesi – costringendo gli appassionati a vedere un match domenicale a mezzogiorno, quando la lasagna è ancora nel forno – e dalla tessera del tifoso, che tra grandi proteste, ha portato soltanto ad un drastico calo degli spettatori presenti allo stadio: benvenuti nell’era del calcio post-moderno.
I soldi provenienti dalla terra scoperta da Marco Polo hanno alterato gli equilibri maturati negli ultimi anni: l’egemonia dell’Inter non sembra più indiscutibile, e pensare a uno scudetto che impreziosisca le maglie di Milan o Roma non è più fantascienza: Robinho e Ibra hanno perfezionato i rossoneri, all’asciutto ormai da troppo, e pazienza che Borriello sia andato alla squadra della capitale, vicina a rompere le uova d’oro del paniere di re Mida Mourinho nella passata stagione.
Un gradino più sotto la Juventus, molto operosa sul mercato, rinnovata da testa a piedi, con il ritorno del rampollo Agnelli sugli scranni dirigenziali, e la metaformosi dell’area tecnica basata sul blocco Samp Marotta-Del Neri, autori del prestigioso piazzamento Champions dell’anno scorso; ma si sa che la quantità delle operazioni di mercato non è sinonimo di qualità: Krasic è la scommessa, Aquilani ha il compito di dare una svolta alla sua carriera, promettente quanto la fragilità dei suoi muscoli, ed infine il movimento di uscita di Trezeguet e Diego non sembra valido quanto quello in entrata di Quagliarella e Pepe.
Per la lotta all’Europa la battaglia sarà serratissima ed avvincente: Napoli, Sampdoria, Genoa, Palermo e Fiorentina si daranno battaglia per le briciole lasciate dalla quattro regine e per i 3 posti in Europa League; favorita la Samp che ha il compito di riconfermare l’exploit della stagione passata, in tono minore, invece la Fiorentina, incapace di sostituire gli indisponibili lungodegenti Mutu e Jovetic, e che si ritrova fino a Febbraio con tutto il peso dell’attacco sul solo Gilardino e sulla promessa Ljajic.
In coda Lecce, Brescia, Cesena, Bologna e Chievo lottano per non essere le tre che andranno in serie B; tutte e tre le neopromosse dalla serie cadetta si sono mosse molto sul mercato, affidandosi a giocatori la cui carriera non è esplosa come avrebbe dovuto (Chevanton o Budan) o a giovani in rampa di lancio (Diamanti, Eder e Giaccherini) oppure all’usato sicuro (Bogdani o Caracciolo), la salvezza di queste tre squadre passa necessariamente dalla scelta politica effettuata dai loro direttori sportivi, e dalla loro lungimiranza.

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