Insegnare la scienza agli scienziati

Visuale parziale del parco eolico di Poggi Alti, Scansano (GR)

L’Italia è un paese strano, succedono molte cose inspiegabili, una di queste è accaduta pochi giorni fa in Senato, come in molti hanno riportato. Alcuni senatori hanno proposto una mozione, in cui mettono in discussione “la serietà e la correttezza nella divulgazione dei dati forniti dall’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change)”, poi affermano che le tesi proposto da questo gruppo di esperti dell’Onu “si sono rivelate oggi errate e non sufficientemente supportate da dati scientifici”.

La tesi degli imprenditori, avvocati, amministratori di banca e chirurghi è semplice: basta con questa Green Economy bisogna utilizzare carbone e petrolio, non solo in Italia, ma in tutta Europa, bisognerebbe insomma rivedere l’obiettivo elaborato a Copenhagen, che prevedeva nel 2020 la riduzione del 20% delle emissioni di , il 20% di risparmio energetico, e il 20% di energia ricavata da fonti rinnovabili (il famoso obiettivo 20-20-20).

Il problema è un altro, la Green Economy per l’Italia non dovrebbe essere solo una possibilità, ma una necessità.

Le relazioni causa-effetto individuate dall’Ipcc sono: dalla rivoluzione industriale la popolazione e la l’emissione di  sono aumentate esponenzialmente, la  contribuisce all’effetto serra, l’effetto serra contribuisce al cambiamento climatico, che causerà una notevole riduzione del PIL mondiale. Le relazioni sono probabilistiche, ma di una probabilità vicina al 100% .

Il fatto è che continuare con petrolio e carbone significa puntare su delle risorse che non hanno futuro, che si esauriranno nel giro di alcune decine di anni se continuate ad usare ai tassi attuali, e ancora meno se si pensa all’aumento della popolazione e all’incremento del loro utilizzo che ne stanno facendo paesi come India e Cina. Per di più, essendo risorse non rinnovabili, il loro prezzo è crescente al crescere della loro scarsità ( regola di Hotelling).

Al contrario scegliere le risorse rinnovabili significa sviluppare un vantaggio competitivo del sistema paese, oltre che inquinare meno, e con la ricerca e gli investimenti in questo settore può essere rapidamente aumentata l’efficienza del trarre energia da queste fonti e diminuito il costo unitario.

Un’ altra via è ritorno al nucleare, principalmente per ridurre la dipendenza dall’estero delle fonti di energia, ma in realtà se si intraprendesse veramente la strada del nucleare cambierebbero solo i paesi da cui siamo dipendenti, ora Russia e Medio Oriente, in seguito Francia ( perché  l’Edf, la più importante società elettrica del mondo è una delle poche ad avere il know how per costruire una centrale elettrica) e paesi con riserve di uranio ( Australia, Canada, Namibia, Kazakistan, Russia). Inoltre, essendo l’uranio una fonte non rinnovabile, sono inevitabili crisi diplomatiche, come sta accadendo tra Namibia e Francia e come  è sempre accaduto per il petrolio. Per di più non si è ancora risolto il problema delle scorie radioattive, non conosciamo miglior modo di smaltirle che nasconderle sottoterra e sperare che non succeda nulla, ma la speranza spesso non è sufficiente, ne sanno qualcosa i tedeschi che hanno sotterrato le scorie nelle miniere di sale di Asse tra Amburgo e Hannover, posto ritenuto sicuro, ma che negli ultimi anni è stato invaso dall’acqua, che sta corrodendo i fusti, con danni inimmaginabili se non verranno spostate tempestivamente le scorie. Va comunque aggiunto a tutto questo che in Italia la popolazione si è opposta al nucleare nel 1987 con un referendum.

Le energie rinnovabili (eolico, fotovoltaico, geotermico) invece permettono quella indipendenza energetica che tanto si dichiara, ma l’Italia sta progressivamente perdendo le competenze ( che invece potrebbero essere esportate a vantaggio di tutta l’economia italiana), perche non si investe, o lo si fa poco.

L’ Italia può ancora diventare un attore principale nella ricerca e nell’utilizzo delle risorse rinnovabili deve seguire l’esempio di USA e Germania, che hanno stanziato ingenti somme a tale fine, bisogna solo che i nostri rappresentanti politici lascino il lavoro di scienziati a chi lo fa di mestiere.

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