Che succede all’A.S. Roma?

Nove punti su otto partite giocate, dodici gol subiti, che fanno di quella capitolina la terza peggior difesa del campionato, solo sette realizzati da quello che è il quart’ultimo attacco della serie A, un preoccupante +2 sulle ultime squadre in classifica: sono questi i numeri dell’A.S. Roma (si avete letto bene) la stessa squadra in grado di arrivare un punto sotto la schiacciasassi Inter di Mourinho della passata stagione.
Difficile spiegare quest’avvio di stagione da incubo per i giallorossi, il peggiore dalla stagione 1994-1995, ovvero dall’istituzione dei 3 punti per ogni vittoria; eppure in Agosto la situazione sembrava rosea: dopo tanti anni di difficoltà societaria caratterizzati dalla campagna acquisti attiva solo in uscita e dal tesseramento limitato a calciatori a presi paramentro zero, l’acquisto di Borriello – costato ben 15 milioni e strappato alla Juve – sembrava l’inversione di tendenza tanto atteso dai tifosi capitolini, ed invece ha alterato gli equilibri tattici e di spogliatoio formatisi nel corso delle gestioni di Spalletti e Ranieri, al punto da rendere irriconoscibile la squadra delle passate stagioni; lo spumeggiante gioco della scorsa annata non si è mai visto, e in molti hanno motivato questa involuzione con la deficitaria preparazione atletica, ipotesi plausibile che ha trovato credito anche nei palazzi societari, tanto da richiamare a Trigoria il precedente preparatore, fedelissimo di Spalletti.
Tuttavia non possono essere solamente atletici le motivazioni di questa grottesca involuzione: mister Ranieri ha schierato la squadra con il modulo 4-4-2, con il quale si trova storicamente molto a suo agio,sebbene la rosa sia palesemente inadeguata a tale disposizione, non ricevendone i benefici sperati. Sono stati, infatti, impiegati come ali di centrocampo nell’ordine: Taddei, Perrotta, Riise, Vucinic, Cicinho e Menez, ovvero ben 6 giocatori per due ruoli, senza mai schierare la stessa formazione per due partite consecutive, complici, a onor del vero, anche i numerosi infortuni.
Questa innaturale alternanza è segnale di chiarissima confusione tattica, vista la grande differenza delle caratteristiche personali di ogni elemento chiamato ad interpretale il ruolo di cursore di fascia: ovviamente l’intera squadra ne ha risentito, risultando molto squilibrata in ogni reparto.
Come se non bastasse, anche la gestione dei singoli di Ranieri viene aspramente criticata nelle radio private della capitale, vero termometro del pensiero pallonaro cittadino. Totti viene sistematicamente sostituito in ogni partita, e proprio lui che dovrebbe essere l’arma in più giallorossa è ancora a secco in questa stagione, e a Roma, città dove la pressione esterna è a tratti insostenibile, quest’avversione nei confronti dell’ottavo Re è sicuramente mal digerita. Oltre alla gestione del numero 10, desta preoccupazione anche la situazione di Vucinic, costretto a giocare a Parma da esterno di centrocampo con compiti difensivi, con il risultato che si è intestardito nel cercare ripetutamente serpentine e tiri improbabili finchè non è stato sostituito, appena 5 minuti dopo che le squadre erano rientrate dall’intervallo; Totti invece è addirittura rimasto nelle docce, colpevole di una prestazione scialba, in cui i colpi di tacco finiti in fallo laterale hanno esasperato chiunque stesse vedendo quella partita; il fatto che due campioni di questa caratura giochino per sé e non per la squadra deve far riflettere, in primis Claudio Ranieri, che in caso di scivoloni nella decisiva trasferta di Champions a Basilea o nel derby 3 giorni dopo potrebbe anche essere esonerato dal suo compito.

 

via pianetalecce.it

Lascia un commento

Archiviato sotto Sport

Serie A 2010/11, guida tascabile all’uso

Finalmente dopo la sosta più odiata dai tifosi, riparte la serie A, interrompendo l’astinenza dei calciofili che durava dal gol sudafricano di Iniesta; aperitivo poco succulento i tornei amichevoli estivi e i turni preliminari di accesso alle coppe, quando le squadre ancora a ranghi incompleti e si sfidavano nel disinteresse della gente, attenta più all’abbronzatura che all’evoluzione del trofeo Tim. Giustamente verrebbe da dire. Poi, dopo aver odorato l’essenza della neonata stagione il 29 Agosto, ci ha pensato la nuova Italia di Prandelli a staccare l’ossigeno a chi senza campionato proprio non può stare.
Molte cose sono cambiate durante l’estate, la nuova annata arriva a Settembre scombussolata dalla vendita dei diritti televisivi alle emittenti cinesi – costringendo gli appassionati a vedere un match domenicale a mezzogiorno, quando la lasagna è ancora nel forno – e dalla tessera del tifoso, che tra grandi proteste, ha portato soltanto ad un drastico calo degli spettatori presenti allo stadio: benvenuti nell’era del calcio post-moderno.
I soldi provenienti dalla terra scoperta da Marco Polo hanno alterato gli equilibri maturati negli ultimi anni: l’egemonia dell’Inter non sembra più indiscutibile, e pensare a uno scudetto che impreziosisca le maglie di Milan o Roma non è più fantascienza: Robinho e Ibra hanno perfezionato i rossoneri, all’asciutto ormai da troppo, e pazienza che Borriello sia andato alla squadra della capitale, vicina a rompere le uova d’oro del paniere di re Mida Mourinho nella passata stagione.
Un gradino più sotto la Juventus, molto operosa sul mercato, rinnovata da testa a piedi, con il ritorno del rampollo Agnelli sugli scranni dirigenziali, e la metaformosi dell’area tecnica basata sul blocco Samp Marotta-Del Neri, autori del prestigioso piazzamento Champions dell’anno scorso; ma si sa che la quantità delle operazioni di mercato non è sinonimo di qualità: Krasic è la scommessa, Aquilani ha il compito di dare una svolta alla sua carriera, promettente quanto la fragilità dei suoi muscoli, ed infine il movimento di uscita di Trezeguet e Diego non sembra valido quanto quello in entrata di Quagliarella e Pepe.
Per la lotta all’Europa la battaglia sarà serratissima ed avvincente: Napoli, Sampdoria, Genoa, Palermo e Fiorentina si daranno battaglia per le briciole lasciate dalla quattro regine e per i 3 posti in Europa League; favorita la Samp che ha il compito di riconfermare l’exploit della stagione passata, in tono minore, invece la Fiorentina, incapace di sostituire gli indisponibili lungodegenti Mutu e Jovetic, e che si ritrova fino a Febbraio con tutto il peso dell’attacco sul solo Gilardino e sulla promessa Ljajic.
In coda Lecce, Brescia, Cesena, Bologna e Chievo lottano per non essere le tre che andranno in serie B; tutte e tre le neopromosse dalla serie cadetta si sono mosse molto sul mercato, affidandosi a giocatori la cui carriera non è esplosa come avrebbe dovuto (Chevanton o Budan) o a giovani in rampa di lancio (Diamanti, Eder e Giaccherini) oppure all’usato sicuro (Bogdani o Caracciolo), la salvezza di queste tre squadre passa necessariamente dalla scelta politica effettuata dai loro direttori sportivi, e dalla loro lungimiranza.

Lascia un commento

Archiviato sotto Sport

Insegnare la scienza agli scienziati

Visuale parziale del parco eolico di Poggi Alti, Scansano (GR)

L’Italia è un paese strano, succedono molte cose inspiegabili, una di queste è accaduta pochi giorni fa in Senato, come in molti hanno riportato. Alcuni senatori hanno proposto una mozione, in cui mettono in discussione “la serietà e la correttezza nella divulgazione dei dati forniti dall’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change)”, poi affermano che le tesi proposto da questo gruppo di esperti dell’Onu “si sono rivelate oggi errate e non sufficientemente supportate da dati scientifici”.

La tesi degli imprenditori, avvocati, amministratori di banca e chirurghi è semplice: basta con questa Green Economy bisogna utilizzare carbone e petrolio, non solo in Italia, ma in tutta Europa, bisognerebbe insomma rivedere l’obiettivo elaborato a Copenhagen, che prevedeva nel 2020 la riduzione del 20% delle emissioni di , il 20% di risparmio energetico, e il 20% di energia ricavata da fonti rinnovabili (il famoso obiettivo 20-20-20).

Il problema è un altro, la Green Economy per l’Italia non dovrebbe essere solo una possibilità, ma una necessità.

Le relazioni causa-effetto individuate dall’Ipcc sono: dalla rivoluzione industriale la popolazione e la l’emissione di  sono aumentate esponenzialmente, la  contribuisce all’effetto serra, l’effetto serra contribuisce al cambiamento climatico, che causerà una notevole riduzione del PIL mondiale. Le relazioni sono probabilistiche, ma di una probabilità vicina al 100% .

Il fatto è che continuare con petrolio e carbone significa puntare su delle risorse che non hanno futuro, che si esauriranno nel giro di alcune decine di anni se continuate ad usare ai tassi attuali, e ancora meno se si pensa all’aumento della popolazione e all’incremento del loro utilizzo che ne stanno facendo paesi come India e Cina. Per di più, essendo risorse non rinnovabili, il loro prezzo è crescente al crescere della loro scarsità ( regola di Hotelling).

Al contrario scegliere le risorse rinnovabili significa sviluppare un vantaggio competitivo del sistema paese, oltre che inquinare meno, e con la ricerca e gli investimenti in questo settore può essere rapidamente aumentata l’efficienza del trarre energia da queste fonti e diminuito il costo unitario.

Un’ altra via è ritorno al nucleare, principalmente per ridurre la dipendenza dall’estero delle fonti di energia, ma in realtà se si intraprendesse veramente la strada del nucleare cambierebbero solo i paesi da cui siamo dipendenti, ora Russia e Medio Oriente, in seguito Francia ( perché  l’Edf, la più importante società elettrica del mondo è una delle poche ad avere il know how per costruire una centrale elettrica) e paesi con riserve di uranio ( Australia, Canada, Namibia, Kazakistan, Russia). Inoltre, essendo l’uranio una fonte non rinnovabile, sono inevitabili crisi diplomatiche, come sta accadendo tra Namibia e Francia e come  è sempre accaduto per il petrolio. Per di più non si è ancora risolto il problema delle scorie radioattive, non conosciamo miglior modo di smaltirle che nasconderle sottoterra e sperare che non succeda nulla, ma la speranza spesso non è sufficiente, ne sanno qualcosa i tedeschi che hanno sotterrato le scorie nelle miniere di sale di Asse tra Amburgo e Hannover, posto ritenuto sicuro, ma che negli ultimi anni è stato invaso dall’acqua, che sta corrodendo i fusti, con danni inimmaginabili se non verranno spostate tempestivamente le scorie. Va comunque aggiunto a tutto questo che in Italia la popolazione si è opposta al nucleare nel 1987 con un referendum.

Le energie rinnovabili (eolico, fotovoltaico, geotermico) invece permettono quella indipendenza energetica che tanto si dichiara, ma l’Italia sta progressivamente perdendo le competenze ( che invece potrebbero essere esportate a vantaggio di tutta l’economia italiana), perche non si investe, o lo si fa poco.

L’ Italia può ancora diventare un attore principale nella ricerca e nell’utilizzo delle risorse rinnovabili deve seguire l’esempio di USA e Germania, che hanno stanziato ingenti somme a tale fine, bisogna solo che i nostri rappresentanti politici lascino il lavoro di scienziati a chi lo fa di mestiere.

Lascia un commento

Archiviato sotto Uncategorized

Estudiantes e Independiente si prendono la vetta del Clausura 2010

L'hinchada del "Pincha" è una delle più calde di tutto il campionato argentino

Passano le giornate e questo campionato clausura 2010 diventa sempre più incerto: il Godoy Cruz, che sembrava favorito per il titolo, viene fermato al monumental dai padroni di casa del River Plate; di questo scivolone esterno non ne approfitta l’Argentinos, che impatta 2-2 sul campo dell’Arsenal de Sarandì. Gioiscono solo Estudiantes e Independiente, entrambi vittoriosi rispettivamente sui campi di Tigre e Banfield ed ora in vetta alla classifica.

Una settimana fa avevamo parlato dei guai dei millionarios, relegato nelle ultime posizioni della graduatoria, e puntuale è venuta la smentita del campo, dove sono arrivati i 3 punti con il lanciatissimo Godoy Cruz; eppure la partita era iniziata male per la squadra di casa, subito in svantaggio per una rete a zero; a quel punto sembrava di vedere il solito scialbo spettacolo della squadra che non riusciva ad andare in gol da 5 turni e destinata all’ennesima sconfitta, invece nel secondo tempo il redivivo Ariel Ortega e il loncho Ferrari ribaltavano il risultato nel giro di 120 secondi a 20 minuti dalla fine. Sebbene appare difficile che i frutti del neo-tecnico Angel Cappa siano visibili dal punto di vista tattico, sicuramente qualcosa è cambiato nella mentalità platense.
Da non sottovalutare anche il ritorno in campo di Diego Buonanotte, idolo di casa, fermo da Natale per via di un gravissimo incidente d’auto.

Tutto facile, invece, per l’Estudiantes che alla mezz’ora si trovava già in vantaggio per due a zero sul campo del Tigre, il resto della partita si trasformava così in un assalto della squadra di casa, che trovava soltanto il gol della bandiera, rendendo meno amaro il passivo. La squadra riprende così la testa della classifica, con una vittoria che allunga la serie a 3 e rafforza la candidatura della squadra della bruguita Veron per la lotta al titolo.

Pone fine, invece, alla serie di 2 sconfitte consecutive l’Independiente che si impone 3-1 sul difficile campo del Banfield, al termine di una partita tutt’altro che scontata: la squadra di casa dice addio definitivamente ai sogni di gloria, essendo staccata ben 7 punti dalla coppia di vertice.
Subito dietro al duo capolista, a solo un punto di distanza, troviamo l’Argentinos, che non va oltre al pareggio sul campo dell’Arsenal de Sarandì, sciupando una grande occasione per conquistare la vetta solitaria.

Per la lotta promozione è da segnalare l’ottima prestazione del Racing, che fa un grande balzo in avanti, battendo 3-1 il Velez Sarsfield, in quella che è stata la partita più bella della giornata.
I padroni di casa chiudevano, infatti, il primo tempo sotto di un gol, e con l’inerzia della partita a sfavore, ma nel secondo tempo c’era la svolta con l’espulsione di Alvarez al 67simo: la squadra di casa prendeva, così, in mano il pallino del match, segnando ben 3 gol in cinque minuti, ribaltando completamente il risultato; protagonista della riscossa il payaso Loguercio, autore del decisivo gol del pareggio.

Continua, invece, la crisi del Boca Juniors, che sconfitto in trasferta dal Gimnasia la Plata, viene superato dagli eterni rivali del River ed ora è quartultimo, con appena un punto di vantaggio su Chacarita e Rosario Central penultime; non rischia, tuttavia, la retrocessione, visto il meccanismo  argentino che prescrive la serie cadetta in base ai piazzamenti ottenuti nelle cinque stagioni precendenti.

Lascia un commento

Archiviato sotto Sport

In vetta si balla il tango

Alla 14sima di campionato, in Argentina troviamo una strana coppia al comando: Godoy Cruz e Argentinos juniors.
Nell’ultimo turno entrambe le squadre hanno dimostrato di essere in un ottimo stato di forma accompagnando con ottime prestazioni due vittorie nette.
Il Godoy Cruz, appena alla sua seconda partecipazione ai tornei nazionali, ha strapazzato 6-2 il Tigre che, nelle precedenti trasferte aveva ottenuto 13 punti su 18 disponibili, dimostrando di avere la sfrontatezza necessaria per giocare lontano dalle mura amiche; con questa goleada el Tomba ottiene la prima posizione, superando l’Independiente, grazie alla miglior difesa del campionato (come Independiente e Banfield) con appena 10 gol subiti in 14 partite, caratteristica che ha garantito una ottima continuità di rendimento, incappando in appena 2 sconfitte in tutta la stagione.
La gara si è chiusa con una lite a distanza tra gli allenatori delle due squadre, tra cui sono volate parole grosse, in un teatrino davvero infantile, con i due mister ad insultarsi con ingiurie degne di un qualunque bar dello sport; ma anche questa è la passione latina per il fùtbol.
Prima di quest’alterco la capolista aveva dato una dimostrazione di forza notevole, producendo un calcio eccezionale ed un’autorità notevole, dimostrando di saper chiudere la partita anche quando l’inerzia era contraria, ovvero quando il Tigre da 3-0 aveva accorciato a 3-2 e la partita era inaspettatamente riaperta.
A braccetto con il Godoy troviamo l’Argentinos capace di mettere in fila 7 vittorie e 1 pareggio negli ultimi 8 turni; autore nell’ultima giornata di un 3-1 convincente, ben più del risultato, con il Colon di Santa Fè che vede così interrotta una striscia positiva che durava da 5 turni.
Segue la coppia di testa, un altro duo composto da Estudiantes e Independiente.
Gli ultimi vincitori della Libertadores stanno giocando, probabilmente, il miglior calcio d’Argentina,  sfoggiando un enorme potenziale offensivo, e l’attacco, innescato dall’eterno Veron, è, infatti, il più prolifico del torneo, con una media di quasi due gol realizzati a partita. Alla sconfitta interna con l’Argetinos, risalente ad un mese e mezzo fa, gli uomini di La Plata hanno saputo reagire con la convinzione e la cattiveria propria della grande squadra, inanellando una serie di 5 vittorie e 2 pareggi, dimostrando di essere pienamente in corsa per la conquista del titolo d’estate.
Discorso diverso dev’essere fatto per l’Independiente, che dopo un ottimo avvio ha subito una flessione, perdendo le ultime due partite e la testa del campionato. Sono arrivate, infatti, la sconfitta di La Plata con il Gimnasia, ed un’altra consecutiva addirittura in casa con l’indecifrabile San Lorenzo, protagonista di una stagione decisamente in tono minore al di sotto di ogni aspettativa, tanto da galleggiare nel gruppo di squadre invischiate nella lotta per evitare la retrocessione; a pagarne le conseguenze è stato el cholo Simeone, fresco di esonero, al quale sono seguite buone prestazioni e qualche risultato positivo.
La lotta per la conquista del titolo interessa queste 4 squadre che sembrano essersi staccate dalle altre, in particolare dal Banfield campione in carica, che ha ottenuto un solo punto in casa del Velez, perdendo probabilmente l’ultimo treno per la volata finale; sono infatti 4 i punti che la separano dalla coppia che insegue.
Boccata d’ossigeno per il Boca, che dopo la vittoria per due a zero nel superclasico aveva conosciuto solo sconfitte, ritornando alla vittoria nello stadio amico, contro l’Arsenal de Sarandì con un convincente quattro a zero con la doppietta del Loco Martin Palermo la cui carriera sembra essere eterna, malgrado quello che è registrato all’ufficio anagrafe; lui sembra ignorare i 37 anni suonati, e con questo doble arriva a 218 gol realizzati diventando, così, il miglior marcatore dell’intera storia del glorioso club. Tuttavia lo spogliatoio degli Xeneises è letteralmente spaccato in due tra il clan seguace di Palermo e quello fedele all’altro leader storico Roman Riquelme; i due  non si parlano, e le esultanze separate, dopo il primo gol senza degnarsi l’un l’altro di uno sguardo, lo testimoniano.
Se il Boca non se la passa bene, sicuramente stanno peggio gli eterni rivali del River, la cui crisi sembra non vedere fine, dato che alle 5 sconfitte consecutive negli ultimi 5 turni è seguito soltanto un pareggio a reti bianche con il modesto fanalino di coda Atletico Tucuman che è costata la panchina a Leo Astrada; questo campionato sta assumendo sempre più i contorni dell’incubo, avendo perso la metà delle partite giocate, e con una serie di partite senza marcare la rete che si allunga a ben 5 partite.
Toccherà a Angel Cappa risollevare le sorti dei Millionarios, chiamato a ripetere il miracolo fatto alla guida dell’Huracan nel 2009, quando sfiorò il titolo arrivando secondo dietro al Velez, in uno dei tornei più belli della recente storia calcistica argentina.

Il nuovo allenatore del River, Angel Cappa, con il leader dei millionarios, Ariel Ortega

Lascia un commento

Archiviato sotto Sport

Il triangolo

Vincino, Il Foglio.it

È finita sette a sei, dunque. Una vittoria del centrosinistra, che ha conquistato la maggior parte delle regioni in cui si votava. O una vittoria del centrodestra, che strappa al centrosinistra quattro regioni e – come ha ricordato il solerte Minzolini – governerà 30 milioni di persone, contro i 10 che continueranno ad essere governati dal centrosinistra. Bersani ha difeso il risultato del PD e – significativamente – del centrosinistra, ricordando come, sulla base dei risultati delle europee del 2009, le regioni appannaggio del centrosinistra avrebbero dovuto essere solo quattro, ovvero Toscana, Emilia, Umbria e Marche, un confronto che appare però inappropriato per le elezioni regionali, in cui le forze del centrosinistra, per diverse ragioni – maggiore appeal dei candidati, minore partecipazione dell’elettorato di centrodestra, candidati più capaci di raccogliere voti e preferenze sul territorio –, sono storicamente avvantaggiate.

In realtà la vittoria o la sconfitta dipendevano dall’esito delle due regioni che, fino alla notte di lunedì, apparivano in bilico: Lazio e Piemonte. Se il centrosinistra fosse riuscito a prevalere in queste due regioni, si sarebbe potuto parlare di vittoria, ed anche netta, nonostante il confronto con le regionali del 2005 avrebbe comunque mostrato un bilancio di due regioni perse. Anche una sola delle due regioni avrebbe almeno evitato che il centrodestra potesse parlare di vittoria. Rispetto alla tradizionale geografia elettorale del PD – che è poi la stessa dei DS prima ed anche del PCI, e che è valsa al PD la definizione di Lega di centro –, le regioni conquistate sono soltanto la Liguria e la Puglia. Vittorie importanti, per motivi diversi, ma che vanno necessariamente contestualizzate. In Puglia si è vinto certamente grazie al carisma di Nichi Vendola, ma anche per la divisione nel centrodestra: il 9% della Poli Bortone rappresenta, in massima parte, voti sottrati al partitone berlusconiano ed al suo candidato presidente, Rocco Palese. Ed anche in Liguria, la vittoria – fondamentale, perché consente di non lasciare il Nord completamente nelle mani di Pdl e Lega –, è arrivata grazie ad una coalizione che comprendeva Udc, Italia dei Valori, Federazione della sinistra (Prc+Pdci+Sin. Europea), Noi con Burlando, Sinistra ecologia e libertà, Verdi, Pensionati, Alleanza democratica e Lista Bertone – improponibile a livello nazionale, checchè ne dicano i già agguerriti sostenitori del “modello ligure”.

Molti commentatori hanno visto, nella vittoria del centrodestra, un cambiamento dei rapporti di forza nella maggiornanza di governo, con  una Lega che – sulla base delle due regioni conquistate da suoi uomini e del sorpasso sul Pdl in Veneto – vedrebbe accresciuto il suo peso relativo nella coalizione. Ma una simile analisi non tiene conto del ruolo svolto da Silvio Berlusconi in questa campagna elettorale: come suo solito, il Cavaliere è entrato nella campagna elettorale a piedi uniti, senza alcuna remora legata al ruolo istituzionale che ricopre, ha attaccato la “sinistra” e i giudici, fatto giurare i candidati in piazza, denunciato il malgoverno della sinistra, galvanizzato i suoi elettori – più inclini, come detto, all’astensionismo –, personalizzato la campagna elettorale, trascinato i suoi alla vittoria in Lazio e Piemonte. È una vittoria di Silvio, l’ennesima, ed una sconfitta per il PD, ancora incapace di formulare una proposta politica alternativa alternativa, e quindi di coagulare il consenso intorno ad essa. Ma anche il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, può vantare qualche successo: i suoi uomini in Lazio e Calabria hanno vinto, e nemmeno per lui si può parlare di un ridimensionamento. Quello che esce dal voto, in ultima analisi, è  un rafforzamento del triangolo di governo Berlusconi-Fini-Lega: un rafforzamento che significa la conferma degli equilibri politici che hanno caratterizzato i primi due anni della legislatura.

Lascia un commento

Archiviato sotto Politica

Campionato Argentino 2010

Dall’altra parte del mondo, al di là dell’Oceano Atlantico, si gioca uno dei campionati più belli del pianeta, che non ha nulla da invidiare a quelli europei che siamo abituati a seguire, e questo è il torneo che assegna il titolo di “Campeon d’Argentina”.
Molto spesso snobbati dalle grandi piattaforme televisive, questi incontri regalano sempre grande spettacolo, grazie alla mentalità spregiudicata degli allenatori, ben lontani dall’asservimento alla tattica e al difensivismo, che rappresentano la norma in Italia, e alla tecnica innata negli atleti argentini, da sempre maestri a livello planetario del trattare la palla, considerata una vera e propria arte.
Queste differenze strutturali nel modo di interpretare lo sport rendono incomparabile il fùtbol argentino con quello europeo; l’albo d’oro dell’unica sfida che mette a confronto questa scuola calcistica e quella più generale sudamericana, ovvero il Mondiale per club – ex coppa intercontinentale – testimonia una sostanziale parità, con 25 vittorie latine, e 24 di squadre del vecchio continente.
La formula del campionato argentino è, anch’essa, organizzata in maniera differente da quella dei principali campionati europei: abbiamo infatti due tornei distinti, apertura (da Febbraio ad Agosto) e  clausura (da Settembre a Gennaio), che premia due squadre vincitrici ogni anno e un meccanismo di retrocessione basato sui punteggi nelle due fasi.
Campione del torneo di clausura 2009 è stato il Banfield, che è arrivato al primo storico successo al termine di una serrata lotta con i Newell’s Old Boys grazie alle 14 reti in 19 partite del bomber Santiago Silva, passato nella pausa tra i due Tornei al Velez Sarsfield, squadra dei sobborghi di Buenos Aires laureatasi campionessa del clausura 2009.
Storicamente l’egemonia nazionale è lotta a due tra le due principali squadre della capitale: Boca Juniors e River Plate, squadre di indiscusso prestigio internazionale, che conservano in bacheca rispettivamente 23 e 33 titoli, più di chiunque altro nel paese.
In vetta alla classifica del campionato iniziato da 10 giornate c’è l’Independiente, nobile argentina che mancava dalle prime posizioni da ben 8 anni, cioè quando conquistò l’ultimo titolo nel 2002, e che, proprio quest’anno, sembra essere in grado di tornare al successo.
Subito dopo, distanziata di appena 2 punti, troviamo la matricola terribile Godoy Cruz, arrivata ai vertici grazie ad una fase di calciomercato molto attiva.
L’Estudiantes della nostra conoscenza Juan Pablo Veron è al terzo posto in ritardo di 6 lunghezze  dalla prima e 4 dalla seconda, e dopo aver conquistato la  Copa Libertadores ’09 è una delle favorite per il titolo.
Scorrendo la graduatoria troviamo 7 squadre in 3 punti, a testimonianza del grande squilibrio che regna sovrano a metà della stagione.
Sorprendentemente al di fuori di questo folto gruppo sono rimaste River Plate e Boca Juniors, entrate in una grigia fase di anonimato già da qualche stagione dalla quale non si intravede la luce   nemmeno in questo torneo; il match tra le due, che era la partita di cartello del decimo turno, sembra testimoniarlo; l’incontro se l’è aggiudicato il Boca, che ha battutto 2 a 0 i rivali, in una partita molto accesa, decisa dalla doppietta dell’attaccante degli Xeneises Medel, e dagli errori del 19enne attaccante dei Legionarios, Rogerio Funes Mori, di cui si dice un gran bene in prospettiva futura, ma che al momento non rappresenta assolutamente una garanzia per la sua squadra; da sottolineare la maiuscola prova di Riquelme, autore dell’assist per il primo gol, e finalmente decisivo: un suo recupero sarà fondamentale anche per la nazionale albiceleste, vista la stima che ripone in lui il selezionatore Diego Maradona.
Chiudono la classifica, Tucuman e Rosario Central con appena 5 e 8 punti conquistati, sui quali non è azzardato pronosticare una stagione in tono minore, vista l’asfissia in fase realizzativa e la generosità in quella difensiva per entrambe.
A noi appassionati non rimane che sedere in poltrona a goderci lo spettacolo unico che questo campionato è in grado di offrire.

Lascia un commento

Archiviato sotto Sport

Silvio ci mette la faccia

L’esclusione della lista del PdL in Lazio ha avuto un altro effetto oltre a quello di aver reso – se possibile – ancor più caotica questa campagna elettorale per le Regionali. Le mutate condizioni politiche, ed una apparente inversione dei rapporti di forza tra le due candidate, hanno reso necessario un forte cambiamento nella strategia comunicativa del partito berlusconiano. In questo momento, la priorità è – naturalmente – far passare il messaggio che gli elettori del PdL residenti nella provincia di Roma dovranno far confluire i loro voti sul listino della Polverini, come testimoniano i manifesti apparsi a Roma in questi giorni, che recitano: “Berlusconi e il Popolo della Libertà votano Polverini”.

Inoltre, il Presidente del Consiglio è sceso personalmente in campo con tutta la sua forza mediatica, a dispetto del suo ruolo istituzionale, come già aveva fatto per le elezioni regionali in Sardegna e in Abruzzo. La prima parte della strategia ha visto il premier impegnato nell’accorata difesa dei dirigenti locali PdL da qualsiasi accusa – anche interna – di incapacità, facendo ricorso alla consueta retorica intrisa di accuse agli avversari e ai magistrati e di una buona dose di vittimismo, nonché – pare – ad una promessa di un posto da senatore per Alfredo Milioni, presumibilmente come ricompensa per il silenzioso avallo della versione dei fatti fornita dal premier. Ma le promesse non finiscono qui: perché si impegnino nella campagna elettorale, Berlusconi è arrivato a sollecitare pubblicamente Renata Polverini perché inserisca nella sua futura giunta i candidati del PdL al Consiglio regionale.

La seconda parte della nuova strategia berlusconiana prevede la completa personalizzazione della campagna, così che il voto diventi l’ennesimo referendum pro o contro Berlusconi: Silvio ci mette la faccia, nonostante la Polverini – finiana – non sia la “sua” candidata, e a dispetto delle pretese bipartisan con cui era partita la campagna elettorale dell’ex segretario dell’UGL. Claudio Velardi – con D’Alema a Palazzo Chigi nel ’98 e assessore a Napoli nella giunta Bassolino fino allo scorso anno – e la sua agenzia di comunicazione, Reti, cui la Polverini aveva affidato la campagna elettorale, sono stati di fatto commissariati dall’attivismo del premier, così come sembrano del tutto accantonate le posizioni vagamente progressiste della candidata del PdL su diritti civili e coppie di fatto.

Lascia un commento

Archiviato sotto Politica

Serie B: lotta promozione con pistole ad acqua

La stagione 2009/10 sarà ricordata in futuro come uno dei campionati di serie B più mediocri degli ultimi anni.
La crisi economica ha influenzato pesantemente la composizione degli organici in estate inducendo, Torino a parte, a strategie oculate sul mercato, e mirate al galleggiamento in zone di centro classifica in attesa di tempi migliori.
Questa mentalità, condivisa da buona parte delle favorite per la promozione, ha portato a un campionato piuttosto equilibrato, livellato verso il basso, con una classifica piuttosto corta nelle prime posizioni, tanto che ogni previsione riguardante la promozione in serie A appare avventata dopo 25 giornate di campionato.
In questo campionato dominato dall’incertezza emerge il Lecce; piazza sicuramente importante dove in estate si è fatta una vera e proprio rivoluzione dopo la retrocessione dalla massima serie: via il direttore sportivo, Guido Angelozzi, artefice di un vero e proprio disastro economico-sportivo, indicato dalla dirigenza come l’unico colpevole e, dunque, giustamente defenestrato appena ciò è stato possibile.
La ridefinizione dei ruoli societari ha portato alla creazione di una figura unica nel panorama calcistico italiano ma molto diffusa nell’universo britannico, ovvero un allenatore, Gigi De Canio, al quale sono delegati compiti da direttore sportivo, un vero e proprio manager alla Ferguson per intenderci.
Il mister materano, pur avendo l’organico costruito con un budget limitato, e sui cui grava la scellerata gestione di trasferimenti e monte salario del già citato Angelozzi, ha costruito una squadra composta da illustri sconosciuti, o giocatori in cerca di riscatto, capace di guidare la classifica.
Le altre due retrocesse, Torino e Reggina, invece, stanno attraversando una stagione da incubo.
I piemontesi, su cui il presidente Cairo aveva investito cifre folli in estate, non hanno mai trovato la quadratura per uccidere il campionato, così come progettato in estate, e ora vivacchiano nel centro classifica con l’illusione di arrivare ai play-off.
Questa gestione scellerata condotta dal presidente ha portato l’intera società in uno stato totalmente confusionario e dopo aver cambiato 3 allenatori e 2 direttori sportivi da Settembre ad oggi, sembra che il patron, molto ricco ma poco esperto degli affari calcistici, abbia deciso di vendere la squadra; la piazza ha reagito male, dato il blasone e l’ambizione del club, e anche i tifosi sembrano aver perso la pazienza: la storica curva Maratona è in aperta contestazione, e chiede, giustamente, profonda rinnovazione.

Ancora peggiore lo scenario sullo stretto di Messina: la Reggina, infatti, partita tra le candidate per la promozione – almeno attraverso i play-off – si è ritrovata a lottare nei bassifondi della classifica dopo aver cambiato anch’essa 3 allenatori: in questo caso le cause sono da individuarsi nell’approccio totalmente sbagliato alla cadetteria da parte dei giocatori chiave (leggasi Brienza, Cacia, Tedesco, Vigiani) che ha portato ad una serie di sconfitte e prestazioni quasi da retrocessione, interrotte solo dagli ultimi turni in cui qualche risultato positivo ha portato delle vere e proprie boccate d’ossigeno.
In questo campionato senza eroi trovano gloria squadre come il Cesena, il Sassuolo, il Grosseto e l’Ancona, che, dimostrando accettabile continuità, pur senza grandi nomi, o grandi investimenti, possono avere speranze di promozione a patto di mantenere i piedi per terra e non viaggiare troppo con la fantasia.

Lascia un commento

Archiviato sotto Sport